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Nel territorio del comune di Pont sorgono ben 17 chiesette che potremmo definire "di borgata"; la maggior parte di esse è dedicata alla Madonna, altre invece ricordano alcuni grandi santi da San Giuseppe a Sant'Anna, da San Domenico a Sant' Antonio, da San Bernardo a Sant'Omobono...
I borghigiani sono molto legati alle loro cappelle anche se vengono utilizzate, in alcuni casi, una volta l'anno: nelle borgate ormai abbandonate la cappella continua a ricevere attenzioni e cure; purtroppo le numerose visite dei ladri le hanno spogliate degli oggetti di pregio che vi erano conservati e che testimoniavano concretamente la fede dei nostri vecchi per i loro patroni.
In molte cappelle si è conservata la tradizione dei "priori", cioè di quelle persone, giovani, coppie, famiglie, che si occupano di tutte le incombenze per la buona riuscita dei festeggiamenti: pulizia della cappella, fiori, offerte, pranzo per celebrante ed invitati ecc..., in altre è tutta la borgata ad occuparsene sostenendo le spese e delegando i tesorieri per le varie incombenze.
In passato le patronali delle cappelle erano preparate dalla "novena" che prevedeva la recita del Rosario e la benedizione Eucaristica là dove era presente un cappellano; il giorno della festa si celebravano la S. Messa e la processione, al mattino, i Vespri nel pomeriggio.
Dopo la funzione religiosa erano venduti i "mazzolini" e si svolgeva "l'incanto" a favore della cappella; i borghigiani erano gli animatori di questi momenti che servivano a raccogliere fondi per le opere più necessarie per la cappella.
I priori spesso sostenevano anche la spesa dell'orchestrina che, dopo i Vespri, allietava la festa per tutta la sera e dava la possibilità dei classici quattro salti: e salti erano veramente le danze in quelle sale da ballo all'aperto che erano i cortili sterrati o una pista in terra battuta fra i prati o un assito in legno posato alla meno peggio; tuttavia il ballo richiamava i giovani anche dai paesi vicini e a nessuno pesava la scarpinata che si doveva effettuare per arrivarci.
In qualche borgata il pomeriggio era dedicato al gioco delle bocce e, verso sera, quando qualche bicchiere di vino aveva scaldato l'animo, non era raro trovare gruppetti intenti al gioco della "morra" o cori improvvisati che ripassavano le canzoni degli alpini.
Molte di queste usanze si sono perse con il passare degli anni e, per un certo periodo, ci fu un vero e proprio rifiuto per manifestazioni che sapevano di paesano; oggi vi è un recupero delle tradizioni anche in questo settore e, in molte borgate, si cerca di riproporle. Fra le cappelle dedicate alla Madonna tre la venerano come "Madonna della neve": Formiero, Configliè, Roggie.


Perché questo titolo?

Trovandosi il nostro comune ai piedi delle montagne il titolo sarebbe di per sè giustificato tanto più che le prime due cappelle sorgono in zone montuose dove la neve é, ed era ancor più, di casa; però la "Madonna della neve" viene ricordata il 5 agosto ed in tale data, nei nostri climi, la neve è sicuramente un fatto eccezionale.
Eccezionale e miracolosa fu di certo la nevicata del 5 agosto di molti secoli fa, sul colle romano dell'Esquilino, che indicò il luogo dove la Madonna desiderava sorgesse una chiesa a Lei dedicata.
La storia racconta che, verso la metà del IV° secolo, Giovanni e sua moglie, facoltosi patrizi romani, trovandosi senza figli, decisero di utilizzare parte delle loro sostanze per edificare una chiesa in onore di Maria SS e la supplicarono di far loro conoscere il luogo dove avrebbe dovuto sorgere il sacro edificio.
La Vergine apparve in sogno agli sposi e disse loro che la chiesa avrebbe dovuto sorgere dove, il mattino successivo, fosse caduta la neve; quella mattina del 5 agosto la neve imbiancò il colle Esquilino suscitando interesse e sconcerto fra la popolazione.
Il Papa Liberio, che aveva avuto la stessa visione, autorizzò la costruzione della chiesa che venne chiamata Basilica di Liberio e poi di Sisto per i lavori di completamento effettuati da Sisto III°; S.Maria del Presepio, quando la chiesa ospitò la Mangiatoia di Gesù Bambino che era stata portata dall'oriente; infine, essendo stata costruita per volere della stessa Vergine, ebbe il titolo di S.Maria Maggiore.
E la "Madonna della neve"? A ricordare l'avvenimento rimase la festa del 5 agosto, ma soprattutto rimangono le numerose chiese e cappelle sparse su tutto il territorio nazionale che venerano la Madonna con questo titolo.


Come e quando il titolo è giunto in Canavese?

Come sia giunto fra noi questo titolo della Madonna non è dato saperlo se non per ipotesi che non trovano riscontri certi: la più accreditata attribuisce ai "romei", pellegrini che si recavano alla città santa percorrendo la via francigena, il racconto del miracolo ed il culto ad esso legato; non si può escludere tuttavia che sia giunto molti secoli prima, attraverso i primi cristiani.
Si sa per certo che le prime chiese e cappelle dedicate alla "Madonna della neve" sorsero fra il XV° ed il XVII° secolo; anche le nostre, le cui origini sono incerte, potrebbero essere di quel periodo dal momento che vengono citate nei verbali delle visite apostoliche del 1647 (Formiero e Configlié) e del 1699 (Roggie), nel periodo di maggior diffusione di tale dedicazione.
Nel verbale del 1699 viene citata anche una cappella dedicata a "Madonna della Neve e S.Maria Maddalena" in regione Fasane che si ritiene possa essere la cappella "'d la Madlëina" o della Visitazione situata a "Miculèe" (Niculè) che, dall'alto del costone domina la sottostante borgata Fasane.
La località é raggiungibile da Pont percorrendo il sentiero di Puntasca che parte dalla località Crus Russa di Villanuova.







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