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Chiesetta della Santissima Trinità (Sec. XVIII)

immagine ingrandita Chiesa della SS Trinità - Interno (apre in nuova finestra) Il silenzio è l'elemento dominante di questa borgata che conserva tuttavia i segni della presenza dell'uomo: qualche gallina in un pollaio, un cane alla catena, i prati falciati, gli orti coltivati; tutt'intorno il bosco che si sta riappropriando di spazi che l'uomo gli aveva faticosamente strappato.
Il primo edificio che si incontra è la chiesetta costruita su una rupe a monte delle case; risale alla metà del 1700 e fu iscritta nel registro delle chiese da Mons. Pochettini nel 1778 come dedicata alla SS. Trinità.
L'altro patrono della borgata è S. Firmino, vescovo di Uzes, ricordato dal calendario l'11 ottobre, di cui si sa soltanto che partecipò al Concilio di Orléans nel 541; in un piccolo dipinto, posto sul muro di una casa, è rappresentato ai piedi della Vergine ed ha accanto un letto avvolto dal fuoco a testimoniare forse una sua protezione in occasione di un incendio.
Scendendo la stradina che porta verso le abitazioni si può ammirare una bella vasca in pietra dove zampilla ancora l'acqua di una sorgente, il forno per il pane ed un singolare edificio che reca inciso sul frontone della porta la data del 1621: era una clovateria dove si forgiavano i chiodi utilizzati per rinforzare i portoni in legno.
immagine ingrandita Chiesa della SS Trinità - Esterno (apre in nuova finestra) La borgata ha la caratteristica struttura a valva chiusa dei ricetti medioevali: una stradina, in passato chiusa da un portale in legno, la percorre da est ad ovest in un susseguirsi di scale in pietra che ora salgono, per introdursi in un fienile, in una cameretta o in un solaio ed ora scendono per sparire in una stalla o in una cantina.
Numerosi architravi e stipiti in pietra di notevoli dimensioni e bellezza testimoniano l'abilità costruttiva delle popolazioni alpine; accanto alla pietra il legno dei portoni, dei balconi, delle scale interne, dei soffitti, delle mura costruite a protezione del borgo.
La tradizione fa risalire la nascita della borgata all'epoca del tuchinaggio giustificandone in tal modo la caratteristica costruttiva; è molto più probabile che sia sorta sul pianoro perché vi era ricchezza d'acqua e un clima particolarmente mite.
La presenza di un mulino per granaglie che utilizzava l'acqua del Soana, opportunamente incanalata, per far girare la sua macina avrebbe favorito l'aumento della popolazione del borgo e migliorato il tenore di vita dei residenti; alla presenza di questa attività sarebbe legato il soprannome di Papëtte dato ai borghigiani che pare usassero frequentemente pappe di farina nella loro alimentazione.
I resti del mulino sono ancora visibili anche se rovi ed erbacce hanno semisepolto la grande macina in pietra; altrettanto visibili i resti dei muretti a secco che costituivano la canalizzazione per l'acqua che veniva raccolta molto a monte per aumentare la potenza della caduta.
Da Raie, seguendo un percorso a tratti difficoltoso, si raggiunge Pary, gruppo di case arroccato sulla montagna in totale abbandono; un altro sentiero si inerpica velocemente per raggiungere Rubel, piccola borgata che, se pur disabitata, non è ancora abbandonata al degrado e conserva le tracce di una presenza umana costante.

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