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Il comune di Pont Canavese appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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Storia

Cenni Storici del Comune di Pont Canavese

La collocazione geografica di Pont indusse i Salassi, prima civiltà di cui si hanno tracce nel nostro territorio, a chiamarlo Rondilitegna, che significa appunto "Passaggio a due valli".
Nel 98 A.C., i Romani fondarono Eporedia (l'attuale Ivrea) ed intorno a quel periodo anche Pont venne occupato dai romani i quali lo battezzarono "Ad duos pontes".
Ma per trovare il nome di Pont in un documento storico, bisogna aspettare il 1110, anno in cui ne viene fatta esplicita menzione in un diploma dell'Imperatore Arrigo (o Enrico I).
Il suo nobile passato è reso ancora oggi tangibile dalla presenza di alcune strutture architettoniche di un certo rilievo: terra di chiese, ma anche di castelli.
Arduino, Re d'Italia, fortificò Pont e Sparone. Secondo il Benvenuti ed altri storici, i castelli di Pont furono edificati per volontà di Re Arduino. Secondo altri, tale opinione sarebbe invece in fondata. Più verosimilmente sorsero per impulso dei suoi discendenti.
Dei tre castelli, Castrum Ferrandae, Castrum Pontis e Castrum Tellarii, non sono rimaste che due torri, Tellaria e Ferranda, antiche testimoni di cruente battaglie e vicissitudini legate soprattutto alla storica ribellione dei "Tuchini" verso i nobili canavesani, che conferiscono al nostro paese un profilo particolare.
Su di un promontorio, detto Monte Oliveto, si trova invece la Chiesa di Santa Maria Vergine delle Grazie, la cui fondazione risale a tempi antichissimi; la tradizione dice che tale chiesa fu la pieve matrice di tutte le chiese della valle.
Sui resti di un'antica cappella, annessa al terzo castello di Pont (Castrum Pontis), sorse invece nel 1647, la chiesa di 5. Costanzo, per opera del Comune e della popolazione. San Costanzo, legionario tebeo, avrebbe visitato Santa Maria e così si spiegherebbe il titolo della vicaria.
Pont ebbe un'intensa vita commerciale durante il Medioevo.
L'antichissima e porticata Via del Commercio (ora Via Caviglione), per la sua struttura bene si prestava ad essere luogo naturale di contrattazioni e di mercati.
Le botteghe di Via del Commercio erano famose in tutto il Canavese perché gli artigiani pontesi da sempre si distinsero per la loro abilità.
La vita gravitava proprio intorno a questa zona il cui aspetto, tipicamente medioevale, costituì uno dei modelli a cui si ispirarono gli artefici del villaggio medioevale al Valentino di Torino.
Si tratta di una proiezione di portici rigorosa e continua, interrotta soltanto dallo spiazzo sul quale si affaccia la chiesa di San Francesco, edificata nel 1594.
All'inizio del 1770, verso la fine della Via erano ancora visibili due pitture, poste una di fronte all'altra, raffiguranti le insegne dei Conti Canavesani, padroni indivisi di Pont e Valli: i San Martino e i Valperga. A Pont accorrevano tutti i mercanti locali e qui avevano luogo operazioni commerciali di ogni sorta.
Da secoli inoltre, il Borgo ebbe concessioni di fiere e mercati.
Il Bertolotti ricorda che le fiere di San Matteo (20-21 settembre) e di San Luca (18 ottobre) furono sempre affollatissime e vi pervenivano addirittura dal Genovesato, da Alessandria, dalla Savoia molti mercanti di bestiame, mentre dal Biellese e dal Vercellese venivano a portarvi cereal Fu forse per il massiccio intensificarsi di operazioni commerciali e per il conseguente andirivieni di mercanti, che i nostri antenati sentirono l'esigenza di disciplinare i rapporti fra le supreme autorità e i cittadini e tra cittadini stessi. La rispost a questa necessità si tradusse nel compimento di un'opera di assoluta importanza: la redazione nei secoli XIII, XIV, XV, degli Statuti di Ponte Valli che sono i codici civili, penali e commerciali di quel tempo.
Gli statuti di Pont sono i più antichi del Canavese (così dice l'avvocato G. Frola, autore del Corpus Statutorum Canavisii).
Pont si contraddistinse, inoltre, per la presenza di cave marmoree dalle quali si estraeva marmo di ottima qualità, utilizzato per realizzare pregevoli opere artistiche quali le statue marmoree presenti nella Parrocchiale di Pont, le statue di Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III, la "Verità che incatena il tempo" nell'Università di Torino, gli ornati di Superga e della Galleria Beaumont, a Palazzo Reale, le statue del Castello di Agliè, la tomba di Umberto I e le due Vestali di cui Amedeo III fece dono al principe imperiale di Russia, Paolo I.
Non bisogna dimenticare le miniere d'oro, argento, rame, piombo ed inoltre le cave di gneiss.
Con quest'ultimo particolare materiale si modellarono le otto maestose colonne, all'interno della chiesa di San Costanzo, furono costruiti il ponte sulla Dor a Rondissone e quello Mosca, a Torino, così come si plasmarono ornamenti vari della residenza sabauda alladiese.
Storia e leggenda, in ogni tempo, si sono sempre intrecciate.
Gli abitanti di Pont subirono certamente il fascino fosco e tenebroso di Re Arduino; ma anche altri personaggi suscitarono attenzione e curiosità. Emblematica a questo proposito la leggenda di Madama Rua, riproposta al pubblico in occasione della pubblicazione del libro dei Canteir "una torre antica, un paese, una storia".
Donna misteriosa ed ambigua, dimorante nell'antica Torre Tellaria, strega sotto mentite spoglie, divoratrice di bimbi.
Scoperta la sua vera natura, l'intero paese si organizzò per annientarla, ma vano fu il tentativo di sopprimerla.
Al momento della cattura ella si trasformò in un corvo nero che andò a posarsi sul punto più alto della torre.
La sua metamorfosi generò una angosciosa paura fra gli abitant di Pont, che si rinnovava ogni qual volta un corvo nero volteggiante veniva avvistato nei pressi della Tellaria.


Le Nostre Radici

Il Francoprovenzale è costituito da un insieme di parlate che presentano alcuni caratteri tipici della langue d'oil (francese) e della langue d'oc (occitano o provenzale) ed altri loro specifici.
L'area francoprovenzale si estende in tre Stati diversi, comprendendo una vasta zona della Francia orientale, la Svizzera Romanda e, in Italia, la Valle d'Aosta e buona parte delle valli alpine della provincia di Torino.
Le Valli Orco e Soana, insieme a quelle di Lanzo, alla media e bassa Vai di Susa, alle Valli Cenischia e Sangone, rappresentano l'estrema propaggine, al di qua delle Alpi, di questa area che ha sviluppato nei secoli una lingua e una cultura unitarie.
In Valle Soana, in particolar modo, il "patois" francoprovenzale mantiene anche ai nostri giorni una notevole vitalità, essendo ancora parlato da giovani e anziani.
Diversa la situazione in Valle Orco, dove il "patois" è oramai un patrimonio custodito solo più dagli anziani e viene parlato soprattutto nella parte alta della Valle.
Ma anche in centri come Locana e Pont, dove i più frequenti contatti con la pianura hanno portato al prevalere della parlata canavesana, sono evidenti le tracce linguistiche francoprovenzali.
E comunque, ai di là della lingua, sono tutt'ora riscontrabili nelle Valli Orco e Soana i caratteri culturali che le accomunano alla restante area francoprovenzale, rendendole "diverse" all'interno del Piemonte.
Una diversità di cui i montanari di queste valli hanno sempre avuto coscienza e che ben esprimono con la definizione che essi danno della loro lingua e del loro modo di vivere: (a nostra moda), (da nozaouti).